Premio Oscar 2012 per miglior film, regia, attore, costumi e colonna sonora, narra una storia d’amore d’altri tempi, o di tutti i tempi, raccontata solo attraverso la malia delle immagini, senza la contaminazione delle parole. La purezza di sguardi e sentimenti che s’incrociano restituisce così tutta la bellezza di un dramma esistenziale (quello di un artista caduto in disgrazia) che si tinge di rosa grazie alla scintilla amorosa, duramente ostacolata dalla circostanze.
The Artist è a tutti gli effetti un melodramma, si affianca e si confronta con la cinematografia muta in modo calzante. Si respira un’intensa aria di originaria nostalgia e si nota una visione dell’amore all’antica, estremamente pura. Il personaggio principale, in perenne caduta libera, ingloba i temi che il regista tocca in modo frequente; attore che non vuole “sentirne” del sonoro mostra un intenso orgoglio e una vanità esasperata, legata a doppio filo a una celebrità svanita velocemente.
Percorrendo quattro anni della vita di Valentin, Hazanavicius affronta uno studio sul forte cambiamento di mentalità da parte del pubblico nel quale risultano importanti e significative le
sequenze in cui il cineasta si concentra sugli spettatori in sala, inizialmente numerosi e prodighi di applausi nei confronti del muto, ma che successivamente diminuiscono e destinano i loro consensi alle pellicole sonore. Infatti l’ostentata ed esponenziale disaffezione dei fruitori accompagna la caduta in disgrazia del divo muto. Opposta è la situazione che vive Peppy Miller, comparsa di fila destinata a diventare l’acclamata stellina sonora. Lo scompiglio creato nel frangente del passaggio dal cinema muto a quello sonoro è stato già magnificamente raccontato in uno dei più memorabili musical di sempre, Cantando sotto la pioggia. Il tema e il contesto storico vengono ripresi da Michel Hazanavicius in questo film. Probabilmente il motivo principale dell’entusiasmo generale è legato al suo essere un magnifico esercizio di stile che rievoca con filologia, perfezionismo e scrupolo un’epoca irriproducibile per una infinità di spiegazioni che si riduce tutta al semplice trascorrere del tempo. Si potrebbe stare ore a rinvenire come in un baule riaperto dopo ottant’anni i riferimenti, le citazioni, i rimandi a quel cinema dominato dalla mancanza della parola. Il vero punto di forza di The artist sta in due elementi dell’opera studiati con cura ed approfondimento: la rappresentazione di un’epoca che passa dalla scintillante normalità di un intrattenimento di massa dietro cui si muove un mondo barocco e di per sé irraggiungibile (il cinema muto) alla sensazionale novità di un fenomeno misterioso ed irresistibile che ha dovuto sostituire il vecchio col nuovo con malinconica crudeltà.
Scheda filmica a cura di Alba Benedetto Buttafava di Cineguida Genovese
22/05 ore 21:00 - UOMINI DI DIO